

95. Un cambiamento epocale: l'ascesa di una nuova classe
dirigente.

Da: S. Mastellone, Storia ideologica d'Europa: da Stuart Mill a
Lenin, Sansoni, Firenze, 1982.

Secondo lo storico e politologo italiano Salvo Mastellone, la
rivoluzione del 1848 decret la fine non soltanto della vecchia
classe conservatrice e moderata, rappresentata da Metternich e da
Guizot, ma anche degli esponenti dell'opposizione, generalmente di
formazione letteraria e romantica, come Lamartine, Mazzini e
Gioberti. Al loro posto, al di l del ritorno all'ordine imposto
in tutti gli stati, sal una classe dirigente nuova, animata da
spirito pratico, che avrebbe dovuto avere a che fare anche con le
masse, assurte ormai a protagoniste della scena politica. Fu la
volta quindi dei governi dei competenti, che avrebbero dovuto
necessariamente seguire nuovi indirizzi in politica, nonch
governare secondo i postulati della scienza economica.


Qualunque sia il giudizio politico e sociale sul carattere delle
rivoluzioni quarantottesche,  importante esaminare le conseguenze
pratiche sulle forme di governo. Sia dove ci furono moderate
richieste di riforme, sia dove si ebbero programmi sociali
avanzati, la rivoluzione condann definitivamente tutta una classe
politica governativa da Metternich [Klemens Wenzel Lothar von
Metternich, ministro degli esteri austriaco fino al 1848] a Guizot
[Franois Guizot, presidente del consiglio francese dal 1840 al
1848]; la rivoluzione determin il crollo di una generazione di
politici. L'opposizione in Europa, tanto nei paesi a regime
costituzionale, quanto in quelli a carattere assolutistico, tra il
1831 e il 1848 era stata emarginata, oppure era stata costretta a
prendere la via dell'esilio. Ebbene l'opposizione non solo aveva
espresso duri giudizi sui politici al potere, ma aveva svolto
un'azione ideologica molto profonda: l'opposizione aveva affermato
presuntuosamente di rappresentare il paese reale; il governo
legale era bacato dalla corruzione, e difendeva soltanto gli
interessi di una minoranza. Si era delineato cos, di l dai
contrasti di ceti sociali, un conflitto, sostanzialmente politico,
tra la minoranza che governava e la maggioranza che era governata,
ossia tra una lite politica e la massa del popolo, della
quale l'opposizione proclamava di difendere i diritti. Era stata
l'opposizione a creare l'immagine ideologica del popolo che lotta
per la libert, per l'indipendenza e per la giustizia. Con molta
acutezza, il 28 gennaio 1848, dalla tribuna della camera dei
deputati Tocqueville [Alexis de Tocqueville, storico e politico
francese] si era chiesto: E non pensate che quando tali opinioni
scendono profondamente nelle masse, esse determinano, prima o poi,
terribili rivoluzioni?.
L'opposizione aveva presentato il ricorso alla agitazione come il
momento politico nel quale la dialettica storica si riduce
all'essenziale tra quel gruppo che comanda e tutti quelli che
obbediscono. L'opposizione europea riusc, come dice Marx, a
rappresentare il suo interesse come interesse comune di tutti i
membri della societ e a dare alle proprie idee la forma della
universalit: si present come l'intera massa della societ
(L'ideologia tedesca, traduzione italiana, pagina 37, Roma 1972).
La generazione dell'opposizione, costituitasi culturalmente dopo
il 1830, aspirava al ricambio politico per poter dirigere la vita
politica ed economica nei diversi paesi. L'opposizione incoraggi
le insurrezioni fidando nell'appoggio di forze politiche e
sociali, e si rallegr di aver rovesciato la vecchia classe
politica. Ma quando il processo repressivo fu compiuto, anche
l'opposizione prequarantottesca usc di scena. L'opposizione,
educata sui testi letterari con spirito essenzialmente romantico,
non seppe governare: i letterati, come Lamartine e Mazzini, come
Gioberti e Guerrazzi [noti esponenti delle opposizioni francese ed
italiana ai governi assolutistici], fecero cattiva prova. Non solo
non si ebbe una trasformazione radicale della carta europea
politica e territoriale, ma dalla repressione uscirono vinti anche
i capi politici della rivoluzione. [...].
La repressione militare riport l'ordine nei diversi Stati
d'Europa, ma essa non era in grado di risolvere le questioni
giuridiche, economiche e sociali. Si disse allora che non si
poteva governare, n secondo i rigidi sistemi della legittimit,
n secondo le astratte teorie romantiche: si trattava di
abbandonare le idee astratte degli intellettuali e di adottare le
soluzioni concrete dei competenti. I problemi della societ
dovevano essere studiati con spirito empirico: bisognava lasciare
da canto le improvvisazioni passionali e le affermazioni
retoriche. A un modo di pensare poetico bisognava sostituire un
modo di pensare scientifico: si profil, cos, il trapasso dalla
cultura romantica alla cultura positivistica. Negli avvenimenti
del 1848 c'era stata una larga partecipazione delle masse
popolari; tutte le manifestazioni insurrezionali avevano avuto ben
altra natura e ampiezza di quelle della prima met dell'Ottocento.
La partecipazione delle masse ai fenomeni rivoluzionari non poteva
attribuirsi soltanto alle mene di pochi agitatori. Senza dubbio le
ragioni per le quali i diversi governi europei erano stati
rovesciati erano molteplici, ma nessuno poteva negare che la crisi
economica europea degli anni 1846-1847 aveva contribuito a
confondere i problemi politici con quelli sociali. Le
insurrezioni, e quelle tipicamente patriottiche, e quelle
chiaramente sociali, preludevano a nuovi sistemi governativi
capaci di rispondere alle richieste del paese. Se non si voleva
ricorrere a pericolose forme dispotiche di governo, bisognava
traiter avec les masses [trattare con le masse] (F. Guizot).
Quasi tutte le agitazioni nel 1848 avevano avuto inizio nelle
citt con oltre centomila abitanti; nelle citt il fenomeno delle
masse dangereuses [pericolose] restava preoccupante per i
governanti; David Thomson, nella Storia d'Europa dalla rivoluzione
francese ai nostri giorni (traduzione italiana, Milano 1962),
concorda che il 1848 inaugur l'et delle masse: Le rivoluzioni,
nate nelle citt, avevano avuto la loro tipica manifestazione
nelle barricate, il gesto istintivo della rivolta urbana. Erano
stati gli agitatori radicali a prepararle, e i "leaders"
nazionalisti a emergerne, ma l'iniziativa rivoluzionaria non venne
dai capi, bens dalle masse. Perfino il momento di passare
all'azione venne deciso dalle condizioni in cui in ogni paese
queste masse erano venute a trovarsi: i postumi della crisi
finanziaria del 1846, i cattivi raccolti del 1846 e del 1847, e
1'abbassamento del tenore di vita nelle citt. I futuri governi
avrebbero dovuto accettare il fatto che le masse avevano in mano
le chiavi del potere. Gli uomini politici potevano deviare il
malcontento popolare sollecitando ambizioni nazionali, ma restava
il grosso problema del controllo governativo del paese: il potere
esecutivo aveva bisogno di ottenere il consenso di alcune fasce
sociali.
Il mondo di Metternich fu chiamato il mondo di prima di marzo
(vormrzlich); si era avuta poi la ventata rivoluzionaria con
gli entusiasmi degli intellettuali liberali e democratici. Gli
intellettuali nell'assemblea di Francoforte avevano parlato delle
esigenze politico-culturali della Germania, ma non si potevano
ignorare le agitazioni delle popolazioni agricole e delle
associazioni cittadine; alla crisi del vecchio ordine fondato sui
ceti corrispondeva il fermento delle classi popolari e
lavoratrici; il Volk [popolo] stava assumendo una configurazione
sociale ed economica (H. Fenske, Vormrz und Revolution 1848-1849,
Darmstadt 1976).
Se bisognava affrontare i problemi del paese con una mentalit
empirica non potevano essere i romantici della rivoluzione del
1848 a operare il ripensamento dottrinale e a realizzare le nuove
forme di governo. Si dovevano seguire nuovi indirizzi in politica;
occorreva governare secondo i postulati della scienza economica.
